I cavalieri di Malto -

Anchor IPA – Anchor Brewing

Anchor IPA – Anchor Brewing
Dall'Ottocento la ipa dei cercatori d'oro
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In breve

Nome: Anchor IPA
Formato: bottiglia (33 cl)
Stile: india pale ale
Gradi: 6.5%
Produttore: Anchor Brewing (California)
Temperatura di servizio: 10°
Bicchiere: calice a tulipano basso

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La ipa dell’Ottocento, oggi


La scheda

Impressioni

Oggi analizziamo un buon esempio di IPA della West Coast americana, molto rappresentativa del proprio stile, lontana da eccessive sofisticazioni ma senza scadere nel dominio incontrastato dell’amaro che caratterizza tanti prodotti sul mercato. 

Alla mescita la birra rivela un colore ambrato carico e trasparente, con una tonalità che ricorda quella del the forte; non c’è presenza di perlage, ma sviluppa un cappello di schiuma generosa e bianca, di circa due dita, dall’eccellente persistenza. Quando infine scompare lascia una patina di bolle molto fini.

L’aroma è variegato: si ritrovano tracce di caramello, pane e floreale, con vibranti note agrumate di pompelmo e di pino. Ho sentito anche un accenno di burro.

Il sapore è molto intenso e riprende le note avvertite al naso, specie per il pompelmo/arancia rossa. Attacca con una dolcezza di cereale per poi lasciare spazio all’amaro che si rivela un’esplosione intensa e persistente che lascia una buona bocca. La grandezza di questa IPA sta nella piacevolezza dell’amaro, che è bilanciato dal corpo, medio come la carbonazione, che tende più al medio-basso. La persistenza retro-olfattiva è dominata da un amaro dal carattere fortemente floreale ed erbaceo.

È davvero apprezzabile la varietà di Cascade, Bravo e Apollo usati per amaro e in dry hopping con l’aggiunta di Citra e Nelson Sauvin. Personalmente, in un giudizio sicuramente influenzato dalla mia scarsa propensione allo stile, dopo un po’ che la birra riposa nel bicchiere l’amaro risulta un po’ spento e si riesce ad apprezzare meno il gioco di bilanciamenti tra parte maltata e parte luppolata. Decisamente non una birra da meditazione.

Abbinamenti gastronomici

La Anchor IPA si presta molto bene, in virtù della sua componente maltata da non trascurare, agli abbinamenti con cibi piccanti e strutturati. Mi viene in mente la cucina indiana con la sua grande varietà di spezie e profumi, per cui ritengo il curry un abbinamento assolutamente consigliato.

Abbinamenti con l’arte

Stavolta tocca a un videogioco, Red Dead Redemption di Rockstar Games, ambientato lungo la frontiera tra Stati Uniti e Messico. Non è la birra che si troverebbe in un qualsiasi saloon dell’epoca, ma rispecchia comunque molto bene l’atmosfera.

Un po’ di storia

La storia di Anchor Brewing è legata a filo doppio alla corsa all’oro in California del 18° secolo, quando il mastro birraio tedesco Gottlieb Brekle approdò a San Francisco con la sua famiglia nel 1849. Il 1896 è invece l’anno della nascita vera e propria del marchio Anchor: il birraio tedesco Ernst F. Baruth acquistò un vecchio birrificio nominandolo Anchor, forse alludendo, attraverso l’immagine dell’ancora, al fiorente porto di San Francisco. Dopo i funesti primi anni del 1900 e l’epoca del Proibizionismo, dal 1959 Anchor Brewing si afferma come produttore di birra in America e col tempo in ambito internazionale.

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Etichetta presa da beerstreetjournal.com

Divertente è anche la storia connessa all’etichetta con l’elefante disegnato da James Sitt, che traduco dall’inglese dal sito di Anchor. 

In California viveva un contadino che per tutta la vita aveva sentito parlare di elefanti ma non ne aveva mai visti. Desiderava ardentemente di potere, un giorno, riuscire anche soltanto a intravedere una di queste creature esotiche. Quando in città venne il circo, caricò il suo carro con ingredienti freschi e si diresse in città. Durante il tragitto, incrociò, proprio come sperava, la parata del circo, maestosamente aperta da un enorme elefante. Il contadino era estasiato, ma i suoi cavalli erano invece terrorizzati. Indietreggiarono e scalpitarono, rovesciando così il carro e sparpagliando tutto il contenuto per strada. “Non mi interessa affatto”, disse il contadino. “Ho visto l’elefante!”.

La corsa all’oro californiana ha quindi spinto molte persone a ovest con il sogno di “vedere l’elefante”, una metafora del diciottesimo secolo che ben racchiude la rischiosa ricerca di felicità, avventura e fortuna negli affari.


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