I cavalieri di Malto -

BIRRA e BREXIT: andiamo verso un “Birrexit”? Scopriamolo!

BIRRA e BREXIT: andiamo verso un “Birrexit”? Scopriamolo!
il Birrexit: effetti del Brexit sulla Birra
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Sono passati solo pochi mesi dal referendum Britannico che ha portato alla decisione, per la Gran Bretagna, di uscire dall’Unione Europea.
La disposizione ha trascinato con se una valanga di critiche, a partire dal metodo utilizzato per le votazioni, fino all’ipotesi di loschi interessi celati dietro quello che è stato soprannominato “Brexit”.
Le conseguenze ancora devono effettivamente farsi sentire ma i maghi della finanza non hanno dubbi: i risultati della politica Britannica arriveranno, e lo faranno come uno Tsunami di sventure economiche e finanziarie cavalcato da immaginari “Surfisti dell’Apocalisse” come: incrementi delle tasse, VAT (Iva Britannica) alle stelle ed inflazione ai massimi storici.

Birra e Brexit : addio “cotta” europea?

A preoccupare, chi effettivamente partecipa al mercato Britannico, è che i risultati del Brexit non si calcoleranno solo in Sterline o in Euro, ma anche in Pinte e Yard (il boccale preferito dai sudditi di Elisabetta II).
Quella che sembra una cosa “da poco”, in realtà si prospetta come un velo nero pronto a segnare il funerale del mercato della Birra in Gran Bretagna.

Cosa dicono i dati? Ecco un po’ di stats!

Per capire meglio la portata del fenomeno di birra e brexit ecco qualche statistica:
Il Regno Unito è il primo paese per numero di produttori di Birra Industriale ed Artigianale, con 1700 produttori di ben 6500 che formano i cosiddetti “Brewers of Europe”, una piccola Unione Europea dei produttori ed esportatori di Birra Europei.
Quello della Gran Bretagna rappresenta uno dei mercati del lavoro, per quanto riguarda il settore Birra, più attivo e fiorente, con circa 325.000 posti di lavoro tra grandi, medie e piccole imprese, superato solo da Germania e Spagna.

La libera circolazione salverà la Regina!

Grazie a questi dati è possibile capire come la salvaguardia della “libera circolazione” rappresenti l’unica possibilità di protezione del mercato, che altrimenti verrebbe soffocato dall’immensa quantità di accise e tasse che verrebbero imposte dagli altri paesi dell’Unione, particolarmente “incavolati” con la GB, pronti a vendicarsi e a salvaguardare i propri interessi in difesa dell’aggressiva, quanto non meno egoista, politica Britannica.

Che futuro attende la birra Made in UK?

Parlando di Birra e Brexit siamo obbligati ad introdurre il termine UK, o altrimenti United Kingdom, per sottolineare quanto infondo sia confusa la situazione del Brexit anche nei confronti dei confini fisici e politici del fenomeno.
Invero, non bisogna dimenticare che annessa alla Gran Bretagna c’è anche l’Irlanda del Nord, ex porzione di territorio della Repubblica Indipendente d’Irlanda.
Con la questione Birra e Brexit, si sono riaccesi gli animi patriottici (e le gole beverine) degli irlandesi che, seppellendo le vecchie diatribe, sembrano più uniti che mai per combattere il rischio di isolamento dall’UE.
L’Irlanda rappresenta, da sempre, una grossa fetta nel mercato e della cultura del Brewing britannico, europeo e mondiale; perdere questa partecipazione rappresenterebbe una sconfitta sia economica che culturale, perché rischia di rendere “specie protette” birre tipiche come le Scure Irish e di mettere in ginocchio fabbriche come Murphy’s e Guinness.

L’Italia cosa rischia? Birra e Brexit nostrano

Brexit e Birra è un argomento che tocca tutti, anche l’Italia, che rappresenta il 4% circa del gruppo di produttori ed esportatori di birra in Europa, e che rischia di essere divorato dai grandi produttori pronti ad accaparrarsi la grossa fetta di mercato lasciata in caldo dalla Gran Bretagna per guadagnare facili quote di mercato e “comandare” offerta e domanda.
Per la produzione di Birra nostrana, l’unico salvagente sarebbe un netto taglio alle accise che, giura Assobirra (Associazione Industriale produttrice di Birra e Malto), porterebbe alla generazione di ulteriori 7500 posti di lavoro nel settore.

 

Dio salvi la Regina e…

Insomma, da Birra e Brexit sembrano rischiare di essere colpiti tutti e proprio questo rischio comune ha portato i 325000 lavoratori britannici a fare la “voce grossa” con Theresa May, Primo Ministro britannico, per imporre un Free Borderline per il mercato della Birra da e verso la Gran Bretagna e per l’Irlanda, per la quale lo Uk rappresenta un confine gigantesco.
La speranza è che il mercato della Birra non faccia la fine di quello del tabacco e dei superalcolici, già fortemente urtato dal referendum e riempito di tassazioni sia interne che estere.


Con la speranza in una mano e una Pinta o Yard nell’altra, possiamo solo dire:

Dio salvi la Regina e, perché no, la Birra!”



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