I cavalieri di Malto -

Drink UK and eat italian: Scozia e Inghilterra a tavola

Drink UK and eat italian: Scozia e Inghilterra a tavola
Due nazioni, quattro piatti da abbinare alla birra: chi vincerà?
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A Pozzuoli abbinamenti con la birra artigianale scozzese e inglese

Due nazioni dalla lunga tradizione brassicola si scontrano entro le porte del Druid Irish Pub di Pozzuoli (Napoli) condotto dalla sapiente mano del publican Maurizio Barbato, che ha allestito una serie di incontri di avvicinamento al mondo della degustazione di birra e degli abbinamenti con il cibo. Il tema della serie di appuntamenti è l’incontro/scontro tra due paesi che cambiano a rotazione, con tanto di votazione finale da parte dei clienti per decretare il vincitore della serata.

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I bicchieri per la votazione: ogni partecipante esprime il proprio voto mettendo un tappo di bottiglia in quello corrispondente all’abbinamento preferito.

Le due protagoniste dell’evento a cui noi cavalieri di Malto abbiamo partecipato giovedì scorso sono state Scozia e Inghilterra, due realtà vicine e lontane al tempo stesso. Instancabile, Maurizio ha ideato gli abbinamenti e selezionato le birre e per tutta la serata ha servito i clienti spiegando minuziosamente le sue sensazioni e l’ispirazione che gli ha suggerito tali accostamenti. Sfatare i luoghi comuni sulla birra è la sua personale crociata, così come disseminare pillole di conoscenza per distinguere le differenze tra i vari stili serviti.

Siete curiosi di sapere quali erano le portate?

Procediamo.

Prima portata – Scozia

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Apriamo con la Wee Heavy di Belhaven con ricottina di bufala e granella di nocciole, crostino con mortadella e glassa di aceto e jalapeño ripieno al formaggio.

Dedicata agli antipasti, la prima portata prevede un tris composto da una ricottina di bufala con granella di nocciole, un crostino con spuma di mortadella e glassa di aceto e un jalapeño ripieno al formaggio. La birra abbinata è la Wee Heavy della scozzese Belhaven, una scotch ale da 6,5% dalla schiuma compatta e dalla bolla morbida. Nell’aroma si rintracciano note di caramello e accenni di tostatura che si ammorbidiscono man mano che la bevanda si scalda, favorendo l’emersione di un principio liquoroso.

I pareri sull’abbinamento sono assai divisi, unanime è solo l’accordo sul fatto che non si sposasse bene con tutti e tre gli elementi contemporaneamente. Personalmente ho preferito più l’inedito – e anche fuori manuale – accostamento tra una birra fondamentalmente dolce e il jalapeño piccante. Mario e Luca hanno gradito il dialogo tra pistacchio e tostatura del malto. Alessandro, invece, ha apprezzato la maniera con cui la birra riusciva a inserirsi tra a metà tra dolce e grasso della ricotta. Se consideriamo la complessità dei gusti coinvolti, l’abbinamento è ben pensato.

 

Seconda portata – Scozia

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Crostone con crema di zucca, zenzero e taleggio DOP, mini crostone con crema di pecorino e lardo patanegra e peperone ripiedo per la Speyside di Belhaven.

Continua il viaggio in quel di Dunbar con la seconda portata, incentrata sul pane. Nel piatto abbiamo un mini crostone con crema di zucca, zenzero e taleggio DOP, un mini crostone con crema di pecorino di fossa e lardo di patanegra e un involtino di peperoni, il tutto abbinato alla Speyside sempre di Belhaven, una chiara strong ale affinata in botti di quercia. Birra un po’ sotto tono, senza l’intesità aromatica che ci si aspetterebbe da una bevanda da invecchiamento, cosa che ne inficia la bevuta.

Mi piacerebbe tralasciare un attimo la questione abbinamento per soffermarmi sul peperone, che il manifesto precisa essere preparato “secondo l’antica ricetta di mammà”. La curiosità ha avuto la meglio e abbiamo chiesto ragguagli al disponibilissimo Maurizio, che si è invece fatto da parte per presentarci la vera protagonista del piatto, la madre Annamaria Barbato.

L’involtino di peperone in realtà è il tanto caro ai napoletani peperone ‘mbuttunato (peperone ripieno). Seguendo la spiegazione della signora Barbato apprendiamo che la ricetta non può dirsi veramente fedele alla tradizione se la materia prima non la fa padrona. In particolare i peperoni devono essere profumati e dalla giusta callosità, acquistati direttamente da coltivatori fidati, e vengono rigorosamente sottoposti a scottatura sulla piastra per essere successivamente sciacquati e disposti sulla teglia: è qui che accolgono il cuore del ripieno, composto da pane raffermo di Montevergine, pomodori rossi maturi e spellati, capperi, sale e acciughe. Il tutto viene poi soffritto nell’olio extravergine, che mette il sigillo su quello che è un capolavoro della cucina partenopea. Attesa obbligatoria di almeno 24 ore per permettere ai sapori di amalgamarsi.

Detto ciò, il peperone di mammà Annamaria andava a braccetto con la birra. Non altrettanto si può dire dei crostoni, a cui la birra faticava a tenere testa per complessità di sapori e la difficoltà risultava evidente sul lardo di patanegra.

Terza portata – Inghilterra

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Piatto elaborato: spirale di fassona, panino con salame d’oca e provola dei Monti Lattari e spicchio di crescia con crema di tartufo e funghi freschi. Affianco la Double Hop Monster di Greene King.

Arrivati a metà serata passiamo il confine per ritrovarci in terra della regina Elisabetta. Ci aspetta una portata di carne composta da una spirale di fassona piemontese, un mini panino con salame d’oca e provola dei Monti Lattari e uno spicchio di crescia sfoglia artigianale di Urbino con crema di tartufo e funghi freschi. Da bere ci viene servita la Double Hop Monster di Greene King, una double ipa dal colore ambrato carico e che, come si può intuire dal nome, ce ne fa vedere di tutti i colori per la sua prepotenza olfattiva incentrata sull’amaro e sui sentori agrumati di arancia e melone e con un abboccamento maltato tipicamente british. Una birra molto difficile da domare, ma che riesce a trovare un compagno davvero molto interessante nella crescia con tartufo, perché probabilmente giocano a parità di intensità gustativa.

Quarta portata – Inghilterra

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La Strong Suffolk di Greene King trova una valida alleata nella mousse di cioccolato fondente extra al 75% con amaretti e cannella.

Poteva mancare il dolce? Veniamo coccolati da una mousse di cioccolato fondente extra al 75% con amaretti e cannella e servita in piccoli bicchieri da birra. A chiudere, la Strong Suffolk sempre di Greene King. Senza ombra di dubbio il miglior abbinamento della serata: una old ale che sprigiona vividi sentori di frutta rossa (uva e prugne) e un sapore legnoso ben bilanciato con l’amaro, che viaggia verso un finale molto secco che prolunga la sua intensità gustativa grazie al supporto della cannella e dell’amaretto, due ingredienti che in condizioni normali non mi vanno a genio. Eppure, nel complesso, tutto funzionava.

Peccato che sia stato l’unico a votarla…

Bilancio dello scontro? Per noi vince ai punti l’Inghilterra, trovando tutto sommato più equilibrate la ultime due portate delle prime due. A far perdere la Scozia è stato la travagliata serie di crostoni della seconda portata.

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Il publican Maurizio Barbato versa il prezioso nettare nei bicchieri.

Al di là del vincitore effettivo, ancora ignoto, è stata una bella serata. Il Druid Irish Pub viaggia verso un’apertura sempre più decisa al mondo delle birre artigianali, che – insieme al carattere estroverso ed esuberante di Maurizio Barbato, da cui traspare passione e competenza in uguale misura – ci fanno ben sperare per questo locale e per il successo della missione di migliorare la consapevolezza delle birre artigianali con un lavoro quotidiano di informazione direttamente sulle tavole degli avventori.

Segui il Druid Irish Pub su Facebook per essere aggiornato sui prossimi scontri. E magari approfittane per seguire anche noi 😉

Ti è piaciuto l’articolo? Hai qualche osservazione da fare sugli abbinamenti o sulle birre scelte? Lascia pure un commento e ne discuteremo insieme.

Le foto sono tutte del cavalier Luca Veneruso, tranne l’ultima, del cavalier Mario Coppola.


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