I cavalieri di Malto -

Ora et bibe, 4 abbinamenti per le birre trappiste

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Un viaggio in giro per le abbazie del mondo alla scoperta della famigerata “birra dei monaci”

Questa volta l’accoppiata Antonio & Giuseppe, nel loro progetto I beer good, ha deciso di guidarci in un tour virtuale di quattro abbazie sparse in giro per il mondo. Qualcuno potrebbe chiedersi quale sia il filo conduttore che lega dei monsateri ad una serata di degustazione birre. Se il tema della serata è birre trappiste, allora il mistero è subito svelato.

Prima di entrare nel vivo, prendiamo spunto dalle parole di introduzione alla serata di Giuseppe per raccontarvi, molto brevemente, qualcosa di più approfondito su quello che andremo a gustare. Innanzitutto è necessario precisare che quando si parla di birre trappiste non ci si riferisce ad uno stile ma, più propriamente, ad un disciplinare. Devono essere prodotte all’interno di un monastero appartenente all’Ordine Cistercense della Stretta Osservanza, detto appunto trappista, sotto il controllo dei frati, e gli utili sono destinati al sostentamento della comunità e alla beneficenza. Le birrerie che rispettano queste condizioni, possono fregiarsi del noto logo esagonale “Authentic Trappist Product”.

Il logo ATP, ad oggi, compare sui seguenti marchi:
Achel, Orval, Scourmont-Lez-Chimay, Rochefort, Westmalle, Westvleteren (Belgio);
Koningshoeven, Zundert (Olanda);
Stift Engelszell (Austria);
Spencer (USA);
Tre Fontane (Italia).

Dopo aver sfatato il mito delle birre trappiste, non ci resta che placare le nostre gole assetate e gustare gli abbinamenti che Antonio Zullo e Giuseppe Schisano hanno pensato per noi. Accompagnateci in questo favoloso percorso.

Prima portata

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Formaggio dell’Abbazia d’Orval con sale al sedano e pomodorini in abbinamento a Orval

Iniziamo con una birra unica, la Orval. L’unicità è data dal suo lievito principale, che i monaci usano nel primo inoculo, e dall’utilizzo di un secondo lievito selvaggio in rifermentazione, che contribuisce a fornire alla birra i cosiddetti off flavour. Il profumo è intenso, fruttato (prugna bianca e scorza d’arancia), con sentori di acidità dovuti agli off lavour prima accennati. In bocca è asciutta, fruttata, con un finale amaro e con una leggera percezione di liquirizia.

In abbinamento ci viene servito un formaggio dell’Abbazia d’Orval con sale al sedano e pomodorini.
Ovviamente l’accoppiata non può che essere vincente e abbiamo potuto apprezzare come il formaggio arricchisca ulteriormente il sapore della birra. Nota di merito ai pomodorini, inizialmente non previsti, che bene hanno legato con l’acidità della birra.

Seconda portata

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Crepe con asparagi, pesto di basilico e fondue in abbinamento a Tre Fontane

In questo secondo abbinamento restiamo in Italia, e precisamente all’Abbazia Tre Fontane nel cuore di Roma. Ci viene servita la Tre Fontane, che è fondamentalmente una tripel con innesto di eucalipto, percepibile in maniera evidente all’olfatto, accompagnato da note dolci mielate e un leggero pepato. Al palato, oltre al balsamico e alle note mielate già colte al naso, si avverte anche frutta sciroppata. La birra è corposa, fresca, beverina, con una dolcezza bilanciata da un buon amaro, e con un finale secco. I suoi 8,5% donano quella sensazione di calore che viene però smorzata dai toni balsamici dell’eucalipto.
Siamo sinceri, l’abbiamo assaggiata circa un anno fa e non ci aveva entusiasmati per il suo eccessivo, anzi osiamo dire violento, sapore balsamico. A distanza di un anno abbiamo potuto apprezzare il suo equilibrio nettamente migliorato.

Al piatto troviamo una crepe con asparagi, pesto di basilico e fondue. La presenza dell’asparago è anche una sorta di provocazione, o sfida, nei confronti del vino, in quanto con quest’ultimo risulta di difficile, anzi impossibile, abbinamento mentre una tripel si addice bene alle sue caratteristiche.
Il pesto al basilico si sposa con il balsamico della birra, e la bevanda tende a smorzare l’asparago. Solo la leggera bruciatura della crepe non ha legato del tutto, ma nel complesso l’abbinamento è sicuramente promosso.

Terza portata

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Panino ai 5 cereali con farina tipo1 con hamburger di scottona, speck, taleggio dop, crema di zucca artigianale in abbinamento a Spencer

Andiamo in America alla scoperta della prima IPA trappista al mondo. Nel bicchiere ci viene versata la Spencer dell’Abbazia St.Joseph (Massachussets), una bevanda dal colore dorato, con note olfattive fruttate, resinose e mielate. In bocca risulta più elegante che al naso, con un amaro pulito, un finale asciutto ed un corpo pieno.

Ad accompagnare i 7,2% della Spencer, c’è un panino ai 5 cereali con farina tipo 1 con hamburger di scottona, speck, taleggio dop e crema di zucca artigianale. L’amaro della IPA riesce bene a contrastare e ripulire il grasso del formaggio, e riesce a stabilire un buon legame con la zucca, oltre che naturalmente con la carne.
Anche in questo caso ci sentiamo di dare un parere più che positivo all’abbinamento proposto.

Quarta portata

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Croccante di mandorle con mousse di gorgonzola, yogurt greco e porto in abbinamento a Westvleteren XII

Chiudiamo col botto. Nel bicchiere ritroviamo quella che è sicuramente la regina della serata, ossia la Westvleteren XII dell’Abbazia di Saint Sixtus, proclamata nel 2005 come miglior birra al mondo dal portale Ratebeer. Di colore scuro, al naso cogliamo frutta secca, prugne, caramello, cioccolato. Il gusto è molto ricco, con note dolci e fruttate di uva passa, con un finale dolce e un leggero luppolato. La birra è corposa, morbida e la componente alcolica è presente ma mai invadente, nonostante i suoi 10,2%.

Il dolce che accompagna questo vero e proprio mito non ci viene svelato in anteprima ma ci viene servito direttamente. Ci ritroviamo così un piatto al cui interno è facilmente riconoscibile un croccante di mandorle accompagnato da una mousse di colore bianco. Sta a noi capire quali siano gli ingredienti che compongono la mousse. L’assaggio del primo cucchiaino ci lascia tutti sorpresi: accanto al croccante è presente una mousse al gorgonzola, yogurt greco e porto. Potrebbe sembrare un po’ un azzardo, e forse lo è, ma l’abbinamento nell’insieme funziona alla grande. Vi assicuriamo che il solo croccante, il cui caramello richiama quello della birra, senza la sua salsa di accompagnamento perde davvero molto. Che dire, complimenti per l’esperimento!

Conclusioni

Il bilancio della serata non può che essere positivo, come sempre capita quando siamo al Murphy’s Law Birreria Artigianale. Questo viaggio mistico per monasteri ha sicuramente contribuito, se mai ce ne fosse bisogno, ad accrescere l’amore e la fede (in questo caso ci sembra il termine più appropriato) verso la nostra bevanda preferita. E torniamo a casa con un pensiero: tutto sommato non se la passano tanto male sti monaci…


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