Se dico “pizza”, cosa viene subito in mente a tutti? Quasi certamente una bella margherita fumante.

E se subito dopo dico “birra”, quale immagine si materializza? Un bicchiere di una bevanda possibilmente bionda, possibilmente ghiacciata, possibilmente inodore e quasi per nulla amara.

Il che, se vogliamo è giusto per il nostro “retaggio” e neanche troppo sbagliato da un punto di vista organolettico. Rimane, tuttavia, un’associazione che andrebbe rivista con un po’ di occhio critico.

La pizza è alimento ai confini del sacro. Partita da umili origini, come unione di farina, acqua, sale, pomodoro, mozzarella e basilico, oggi si è evoluta al punto da non riconoscersi quasi più, approcciando le nuove strade del gourmet e della sperimentazione.

Lo stesso discorso si può fare per la birra, da bevanda ottenuta quasi per magia a prodotto controllato minuziosamente in ogni sua fase e sottoposto a continue sollecitazioni gustative.

È arrivato quindi il momento di sgretolare le certezze del binomio pizza-birra lager? Assolutamente sì.