I cavalieri di Malto -

Vetra: birra di strada, ma di classe

Vetra: birra di strada, ma di classe
Birre Vetra, birre semplici ed equilibrate per tutti i palati
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La birra di strada di Vetra incontra il cibo di strada di Malto Reale

 
#birradistrada è l’hashtag che accompagna il marchio del Birrificio Vetra, ed è su questo concetto che lo staff di Malto Reale, capitanato da Adele Barletta, ha impostato la serata di degustazione del 20 aprile. Un format diverso dai precedenti appuntamenti in cui siamo stati ospiti nell’accogliente “birroteca esplorativa” casertana, molto più “free” e dinamico, col mastro birraio Stefano Simonelli ed il responsabile vendite Carlo Clerici che giravano tra i tavoli intrattenendosi con i clienti, pronti a soddisfare le loro curiosità sulle birre che, nell’occasione, sono state sapientemente accompagnate da street food.

 
Ed è proprio durante una piacevole ed interessante chiacchierata con i due esponenti del birrificio che abbiamo reperito qualche informazione in più su questa nuova realtà del panorama brassicolo italiano, che ha messo le sue radici nel varesotto, precisamente a Caronno Pertusella, dove il mastro birraio ha trovato l’acqua con le caratteristiche ideali per le sue produzioni. Il tutto è iniziato nel marzo 2016, con la prima cotta di una American Pale Ale, cominciata alle 6 del mattino e terminata alle 2 di notte, 18 ore estenuanti ma che hanno dato il via ad un affascinante e promettente progetto . L’obiettivo di Stefano Simonelli, che vanta anche anni di esperienza lavorativa al Birrificio Italiano, è quello di produrre delle birre semplici, equilibrate, che risultino facili da bere e, avendole assaggiate, confermiamo che lo scopo è stato raggiunto. Le abbiamo trovate pulite, molto bilanciate, senza particolari eccessi di luppolature o amari, insomma delle birre molto beverine, adatte a tutti. D’altronde, come lo stesso Stefano ci ha confidato, “chi beve birra non deve far fatica, la fatica la devo fare io”. E avendo avuto modo di apprezzarne i risultati, il nostro auspicio è che di fatica continui a farne ancora tanta.
 
Ad accompagnare la genuinità delle birre c’è un design del brand innovativo ed essenziale al tempo stesso, con marchio e nomi di impatto immediato, che vanno di pari passo con quella che è la filosofia delle birre.
 
In attesa di assaggiare la Donza, un’intrigante rauch con scorza d’arancia non presente durante la serata di degustazione, prodotta in collaborazione con Birra Stavio, facciamo una panoramica sulle altre birre che ci sono state servite e relative portate di accompagnamento.
 

Prima portata

cuoppo fritto con pils

Cuoppo fritto abbinato a Pils.

 
Ad aprire le danze ci ha pensato la Pils, una pilsner di 4,9%, di colore giallo paglierino con schiuma bianca di buona persistenza. Al naso si percepiscono note erbacee accompagnate da leggeri sentori maltati. L’imbocco è dolce, il finale secco e amaro, con un’importante presenza di crosta di pane. Il corpo medio e la carbonazione medio-bassa la rendono estremamente e pericolosamente beverina.
La pietanza abbinata alla Pils è un cuoppo fritto, accoppiata perfetta. Tutto ottimo nel cuoppo, con una particolare nota di merito all’arancino con salsiccia e friarielli. 

Seconda portata

pizza a portafoglio con pale

Pizza a portafoglio abbinata a Pale.

 
A seguire ci viene servita la Pale, una American Pale Ale di 5,4% di colore biondo carico. L’olfatto è inebriato da profumi esotici ed agrumati, tipici del luppolo americano. In bocca si avvertono delle note di pompelmo e mandarino. Una birra molto fresca con un taglio amaro finale che, da un rapidissimo sondaggio fatto in sala, è risultata tra le più apprezzate. 
Il cibo da strada scelto per affiancare la Pale è la pizza a portafoglio, tipica tradizione napoletana. Una pizza ripiegata su se stessa in modo da essere mangiata, appunto, per strada. Questo incontro tra Napoli e America è stato di gran lunga apprezzato da noi Cavalieri. 

Terza portata

club sandwich con Ipa

Club sandwich abbinato a Ipa.

 
Si prosegue con la Ipa, una India Pale Ale di 6,6% . Ritroviamo al naso le consuete caratteristiche di una classica ipa, caratteristiche che volutamente non sono pienamente confermate al palato, in quanto ad un ingresso maltato segue una luppolatura tipica di una ipa, ma per nulla eccessiva, che dona alla birra un amaro deciso ma non invadente. 
Al piatto gustiamo un ottimo club sandwich che bene si sposa con questa ipa “atipica”. 

Quarta portata

vetramisù con black

Vetramisù abbinato a Black.

 
Chiudiamo con la Black, una black lager di 6,8%, di un colore bruno limpido, corpo e carbonazione medi . Al naso si avvertono note tostate ed erbacee, in bocca è presente una luppolatura fresca, con un finale lievemente amaro, e con percezioni di caffè e liquirizia. 
Il “vetramisù” è il dolce che accompagna l’ultima birra le cui note tostate fungono da filo conduttore tra bevanda e dessert. Da leccarsi i baffi! 

Conclusioni


Serata piacevole, che ci ha fatto scoprire un birrificio giovane che già si sta affermando sul territorio con delle birre che sono semplici e accessibili a tutti, come più volte ricordato, ma che hanno un carattere ben preciso. Se le novità brassicole nazionali sono tutte di questo tipo, non abbiamo alcun tipo di remore nell’affermare che il movimento birrario italiano è destinato ad una veloce e continua crescita. 


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